Sospeso sull’ abisso, nell’ ultima parte delle gole del Raganello, il Ponte del Diavolo sfida da secoli la furia degli elementi, per assicurare il collegamento tra l’alto Ionio e i monti della catena del Pollino. Già in epoca romana, le rotte che attraversavano la Calabria, avevano scelto questo punto di passaggio per attraversare l’Acalandros (l’odierno Raganello) e raggiungere la Magna Grecia.
Il ponte, nel corso dei secoli, ha ricevuto numerosi interventi di restauro; i più importanti sono stati quello di ricostruzione in seguito ad un terremoto nell’ottocento e quello portato a termine nel 2005 a seguito del crollo avvenuto nel 1998.
Secondo F. Faeta e L.M. Lombardi Satriani, l’attribuzione leggendaria dell’edificazione di ponti al demonio, rinvia ad un tema folclorico onnipresente nella realtà europea e si collega sicuramente all’arditezza del costruito, ma anche allo statuto culturale delle acque.
Il costruttore del ponte del diavolo, secondo le leggende collegate a questo tipo di opere, non può portare a termine la sua opera, che sfida norme e regole immutabilmente avverse, senza un aiuto sovrannaturale. Questo sarà concesso dal demonio, in cambia dell’anima di colui che per primo attraverserà il ponte, in genere lo stesso costruttore cui e affidato il compito di collaudarlo. Ma questo ingannerà il diavolo, facendo transitare per primo un animale. Attraverso il sacrificio di quest’ultimo, dunque, il ponte e il suo costruttore saranno liberi da maledizioni e ipoteche. La labilità e l’indefinitezza delle acque, il loro essere rifugio di creature sovrannaturali o delle anime dei defunti, il particolare statuto delle sponde, agiscono come elementi essenziali nella plasmazione di tale tema mitico. L’ausilio di un’entità malefica e potente ribadisce, sul piano mitico-simbolico, il tabù dell’attraversamento delle acque, la complessità degli statuti culturali e giuridici, delle regole sociali ad esse e alle terre vicine, connessi.